Si tratta della più importante attività di contrasto al traffico internazionale di droga condotta negli ultimi 10 anni dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
A finire in manette in Argentina L.A. ritenuto in passato vicino al clan Fabbrocino: suo padre ospitò nella sua residenza in Paraguay l’allora latitante Mario Fabbrocino.
Il narcotrafficante napoletano rivestiva un ruolo di rilievo nell’ambito dell’organizzazione transnazionale. Era lui l’unico referente del “cartello sudamericano” fornitore di droga, era lui ad essere in grado di curare tutte le fasi dell’importazione della droga destinata al mercato del Sud Italia.
A tal scopo l’indagato possedeva società import – esport di copertura: la droga raggiungeva direttamente l’Italia, saltando il tradizionale canale dello stoccaggio in Spagna, attraverso il porto di Salerno, dove un doganiere corrotto L.R. si occupava di eludere i controlli. La drogra arrivava nascosta in mobili antichi della civiltà Majia e all’interno dei tronchi di piante esotiche. Il tutto ovviamente con il benestare di importanti clan camorristici operanti a sud di Napoli.
In totale, nell’operazione denominata “Ambassador 2008” la polizia federale argentina e le fiamme gialle italiane, hanno sequestrato una tonnellata e mezzo di cocaina, dimostrando di essere in grado di penetare direttamente nei circuiti criminali dei cartelli fornitori di droga sudamericani.






