(di Fernando Riccardi) Nel cuore della Terra di Lavoro, a 4 chilometri dal comune di San Tammaro, a metà strada tra Caserta e Napoli, si trova la “reggia di Carditello”. Si tratta di un elegante complesso architettonico realizzato in stile neoclassico nella seconda metà del XVIII secolo per volontà del re di Napoli Carlo di Borbone. All’inizio fu soprattutto una tenuta di caccia che si estendeva ininterrotta per oltre 2.000 ettari tra boschi rigogliosi e campi verdeggianti. In seguito Ferdinando IV volle trasformarlo in una fattoria modello, sul tipo di San Leucio, per la coltivazione del grano e per l’allevamento di cavalli di razza pregiata, di bufale e di buoi. Fu allora che nacque l’imponente fabbricato centrale la cui realizzazione fu affidata all’architetto Collecini, tra i collaboratori più stretti di Vanvitelli. Egli, prendendo spunto dagli edifici della romanità, volle inserirvi statue, obelischi, fontane, un tempietto circolare di chiaro stile neoclassico e persino una pista per cavalli. La reggia di Carditello ospitava il re e la sua sontuosa corte in occasione delle battute di caccia che tanto deliziavano i sovrani di Napoli. Con la caduta dei Borbone e l’avvento dei Piemontesi nel meridione d’Italia, il complesso venne incamerato dal demanio. Nel 1920 il fabbricato passò all’Opera Nazionale Combattenti mentre il terreno circostante, frazionato in tanti lotti, fu poi venduto salvo una esigua striscia attorno all’edificio. Dopo la seconda guerra mondiale quel che rimaneva dell’antica reggia fu ceduto al Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno che ne detiene ancora la proprietà. Oggi il sito è completamente abbandonato, sommerso da immondizia, rifiuti e sporcizia, tra una miriade di discariche abusive ed autorizzate (a pochi km c’è il mega impanto di Ferrandelle) e siti industriali dismessi e fatiscenti. Qualche anno fa una oculata opera di restauro ha interessato il corpo centrale del palazzo che è tornato all’antico splendore. Tutto il resto (stalle, scuderie, abitazioni dei coloni, ambienti per l’attività casearia) giace nel più totale degrado. Ad onta dell’incuria, però (gli atti vandalici e i furti di quel poco che resta sono all’ordine del giorno), ancora si può gustare l’antica armonia e l’austera bellezza di quello che una volta si fregiava del titolo di “reale delizia”. Il bacino del Volturno, oberato da debiti colossali, non potendo badare alla manutenzione del sito, ha pensato bene di metterlo in vendita. Qualche tempo fa era stata intavolata una trattativa con la regione Campania, ma poi non se ne è fatto più niente. Adesso pare che a Carditello sia interessata la Camera di Commercio di Caserta: si starebbe trattando su di una cifra che oscilla tra i 7 e i 9 milioni di euro. Per cercare di smuovere le acque si è mobiliata persino una discendente della vecchia dinastia regnante di Napoli, la principessa Beatrice di Borbone Due Sicilie, che ha lanciato un accorato appello per il recupero della reggia. La speranza è che questa volta la cosa possa andare a buon fine. Il riscatto dell’identità del Sud parte da fatti concreti e non da trovate carnevalizie capaci soltanto di strappare risate e commiserazione.


