Pubblichiamo in questa sezione una serie di racconti provenienti da realtà di tutta Italia allo scopo di raccontare e portare a conoscenza dei più della quotidianità della vita italiana nel nuovo millennio. Episodi minori, spesso al di fuori delle cronache nazionali. Per il racconto di cui segue è opportuno sapere che i convitti sono degli Istituti educativi statali dove i ragazzi possono studiare.
Lunedì 18 Febbraio, era un tranquillo pomeriggio al Convitto. Mentre in refettorio pochi ragazzi sembravano studiare ed un paio di loro giocavano un video game, dall’altra parte del castello, dall’alto dei muri, gli antichi affreschi cinquecenteschi di Barnabò Visconti stavano a guardare gli innocenti passatempi dei convittori.
Nella sala televisione i convittori S. e A. stavano lottando avvinghiati sul pavimento fra le sedie, mentre in sala gioco G. e C. si lanciavano marmellatine aperte sporcando il tappeto verde della carambola.
P. e O. brandendo la stecca da biliardo inseguivano il solito S. il quale, rifugiatosi fra la macchina della Coca cola e quella delle merende, difendeva la sua posizione menando pedate.
Su tutto questo aleggiava il suono ossessivo di un loop di techno music da discoteca , prodotto dal computer di F. e M. , con relativi urletti da Dee Jay.
Avevano collegato il portatile all’amplificatore della chitarra elettrica.
Inutile dir loro di abbassare il volume!
Il custode N. aveva bloccato ai gabinetti M. e A. perché si erano chiusi dentro a chiave, ma i due, che stavano fumando nel gabinetto, scapparono fuori minimizzando. Qualcuno disse che c’era da andare a pulire il vomito di C. che era a letto malato.
In tale variegata situazione l’urlo di dolore di S. passò inascoltato. Questi si lamentava con l’Educatore M. mostrandogli il pollice della mano destra dolorante e ingrossato.
Il loop da discoteca era al massimo del volume e non si capiva niente di ciò che diceva il sofferente.
“….male!”
“Cooosa???”
…male! …mentre facevamo la lotta…
“Abbassate il volumeeee!!! ”
“Fa’ vedere… hmm…è gonfio, ci vuole il dottore!”
“No! il dottore no!”
“Cosa vuoi che ti faccia! Il custode ti accompagnerà subito!”
“…non voglio che mi tiri il dito!”
“Ma noooo, tranquillo!”
“Ghiacciooo!”
Il ferito fu accompagnato dal dottore, che lo visitò subito e minimizzò parlando di una semplice botta (diagnosi: contusione)
S. e il Custode tornarono fiduciosi al Convitto, dove c’era una strana animazione e l’Educatore G. stava ‘nastrando’ con lo scotch rosso e bianco l’area della guardiola, la cui vetrata frontale era spaccata in mille pezzi.
“Il vetro rottoooo??!… cos’è stato?!”
“Uno spintone. G. ha dato un calcio a L. proprio mentre quello aveva infilato il braccio nella feritoia della vetrata per prendere la chiave del bagno. Praticamente ci è finito dentro con la spalla, e ha sfondato tutto.”
“Si è ferito?”
“No, per fortuna; solo un colpo alla spalla ma nessun taglio” (diagnosi: contusione).
“Possibile?!…” sbalordì il Custode guardando il disastro, “…sono stato via solo mezzora!”
L’Educatore G. scosse la testa, finì di segnare l’area off-limits col nastro e andò a fare rapporto, lasciando al Custode il compito di raccogliere tutti quei graziosi pezzi di vetro.
La sera dopo, Martedì 19 febbraio, era un po’ più nebbiosa delle altre, ma tranquilla, come al solito.
M. teneva G. sollevato da terra per il bavero e lo minacciava di spaccargli il muso se non gli ricomprava subito l’alimentatore del cellulare che gli aveva fregato.
P. seduto davanti alla Xbox stava sparando in faccia a tutti i personaggi di Fallout3 inclusa la ragazza virtuale ed era molto realistico vedere il modo in cui le teste colpite scoppiavano come angurie.
R. obbiettava :”Cosa l’hai ammazzata a fare?… ”
P. rispondeva “Taci!”
Era ripreso l’inseguimento di S. da parte di G. e D. che gli gridavano negro! e lo spingevano in angolo, mentre G. solitario camminava nervoso attraverso il salone con le mani in tasca ripetendo un tormentone di FabriFibra.
L’Educatore transitò spazientito.
“Voi tre giuuù da quel biliardo!” – “Tu fuoooori con quella sigaretta!”
Il lavandino dei bagni era stato intasato dai soliti appallottatori di carta igienica e l’acqua aveva invaso il pavimento.
Quattro ragazzi al biliardino urlavano e lo sollevavano sbattendolo poi a terra, cercando di demolirlo definitivamente. Ci riuscirono: una stecca con gli omini della difesa venne via, e i quattro se ne andarono all’aperto. Che freddo!!
S. M. e C. facevano a chi sputa più lontano; G. ruttava a squarciagola verso le ragazze sedute sul gradino e queste incuranti inviavano sms. Altri sei o sette erano belli tranquilli al calduccio in sala TV a godersi per la quinta volta il film L’Esorcista.
Insomma era davvero una gran bella serata familiare e tranquilla come ai vecchi tempi, e alle dieci e mezza, terminata la costruttiva giornata, l’Educatore M. chiamò tutti per andare a dormire.
P. e S. terminarono di uccidere tutti i testimoni ancora vivi nel Fallout3 poi salirono.
Il grande scalone di legno cigolò sotto i passi dei convittori che andavano verso il meritato riposo, e il Custode N. stava già andando a chiudere i portoni del castello quando fu raggiunto dal maestro.
“P. sta male! ha fatto dieci flessioni prima di dormire ed è diventato bianco come un lenzuolo! Il cuore gli batte da scoppiare! Ha chiesto una mela”
“Una mela???”
Chiamarono il 118 che inviò subito un dottore della Guardia Medica, poi si introdussero furtivamente in cucina a rubare una mela e salirono al piano superiore dove P. sotto l’osservazione degli amici C. e M. nel bagno degli Educatori, stava seduto sul bordo della vasca, respirava affannosamente ma diceva che il brutto era già passato.
Il Custode gli contò i battiti al polso: 160 al minuto. Troppi .
Arrivò il Dottore che minimizzò (diagnosi: tachicardia) suggerendo al ragazzo di andare a letto e riposarsi, ma l’Educatore M. non convinto insistette per farlo portare al pronto soccorso.
Fu chiamata l’ambulanza, fu chiamato il direttore del Convitto, fu chiamata la madre di P. mentre C. ed M. aiutavano l’amico a organizzarsi per andare all’ospedale.
“Ecco, sta entrando l’ambulanza!”
I lampeggiatori nella notte colorarono il cortile del castello di arancione.
M. non voleva perdersi la scena: scese le scale troppo di fretta e scivolò sui gradini di fronte ai servizi, cadendo malamente.
“…Ahhhi!”
“Cos’hai ?”
“Mi sono stortato il pieeede!”
Si rese subito conto di essere fuori gioco e si sedette con la faccia rassegnata.
“E’ una storta!”
“Ghiaccio!”
“Ti ci vorranno le stampelle!”
L’ambulanza nel frattempo aveva già caricato P. ed era partita verso l’ospedale di Crema.
Il Direttore B., l’Educatore M. e il Custode N. camminavano avanti e indietro nei saloni del castello.
Per essere l’una di notte il Convitto era animato come non mai. Che giornata!
Dopo circa un’ora arrivò in auto la madre di P. che era già andata a prendersi il figlio all’ospedale.
“Cosa ti hanno fatto?”
“Flebo, e Elettrocardiogramma” (diagnosi: Aritmia).
La signora caricò anche l’azzoppato M. (diagnosi: Distorsione) e partì nella nebbia coi due ragazzi.
Finalmente il custode poté chiudere i portoni e dichiarare finita la giornata.
Il mattino seguente Mercoledì 20 febbraio, S. quello che aveva paura del dottore, arrivò al Convitto con una vistosa steccatura alla mano destra . Veniva dall’ospedale di Treviglio (diagnosi: Microfrattura). “Altro che semplice botta! ne avrò per due settimane”.
La vetrata rotta fu sostituita da un provvisorio telo di plastica.
La musica metal continuava, le ore di studio si alternavano a merende, stampelle e piccoli terremoti…
Ma quello grande, il terremoto di Haiti, in quei giorni insegnava a tutti a non prendersela troppo con nessuno o contro qualcuno. (Nicoloa Musajo)






